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I Mufloni di Golfo Aranci – parte 1

I Mufloni

Una delle attrazioni principali di Golfo degli Aranci è sicuramente il muflone. L’animale in questione è una sorta di pecora selvatica che al raggiungimento della maggiore età sviluppa delle corna a forma di spirale. Esso è abituato a vivere in cattività. Le riserve di Capo Figari e di Figarolo sono l’habitat naturale da loro preferito. Un’altra delle attrazioni che presentiamo sono “le capre di Tavolara”. L’isola in questione appartiene al territorio di Olbia. Questo particolare non ci distoglie dal sentimento d’affetto che proviamo verso colei che è sempre stata meta abitudinaria dei pescatori golfarancini. Grazie al dott. Roberto Serra medico veterinario, nonché studioso delle specie in questione è stato possibile, in tre anni di appostamenti, effettuare ricerche sulla vita di questi animali. I risultati ottenuti dalle ricerche sono state pubblicate sul periodico di studi, ricerca e informazione “dell’Istituto delle Civiltà del Mare” ottenendo un eccellente successo. Quindi riteniamo opportuno, nel caso si decidesse di visitare questi fantastici animali, di premunirsi di quanto segue così da assicurarsi una visita di successo.


Un selvatico ibrido

Il muflone dalla testa bianca di Figarolo

Muflone

Muflone

A far da sentinella a Golfo degli Aranci ci sorge dal mare l’isolotto di Figarolo, un gioiello esteso 22 ettari, dalla forma approssimativamente conica, con la cima protesa verso occidente a 139 metri sul livello del mare. Da sempre meta e sede di uccelli marini quali i gabbiani (Larus argentatus, Larus audouinii) i cormorani (Phalacrocorax aristotelis), le berte minori (Puffimus puffimus), è sorvolato tuttora, nelle sue ricognizioni, dalla poiana (Buteo buteo) e da corvo imperiale (Corvus corax), mentrenel mese di giugno talvolta nidifica una coppia di falchi pellegrini (Falco peregrinus). Fra i mammiferi solo i topi abitavano abitualmente l’isolotto. La loro presenza ha qui chiamato una coppia di barbagianni (Tyto alba) che non ha avuto difficoltà a nidificare in uno dei numerosi anfratti che si aprono nelle ripide pareti calcaree. La foca monaca (Monachus monachus) riposava spesso sulle sue sponde prima che fosse definitivamente “sfrattata” da un altro mammifero che saltuariamente frequentava l’isolotto: l’uomo. Era pressappoco questo lo stato naturale di Figarolo fino alla metà del 1800, quando venne introdotto un numero imprecisato di mufloni (Ovis gmelini musimon) prelevati dal monte albo. Tale operazione, che interessava principalmente il territorio di Capo Figari, fu ideata e promossa dal proprietario di questi terreni allo scopo di realizzarvi una riserva di caccia. Si racconta che il luogo fosse meta venatoria apprezzata anche dalla famiglia reale. L’areale era bel recintato e sorvegliato dall’apposito personale. L’abbattimento dei capi era pur esso controllato e prevedeva la prevalente sottrazione di individui di sesso maschile, cosa che ovviamente provocava una sex ratio a netto favore delle femmine. Di conseguenza la dinamica della popolazione registrava un elevato tasso di sostituzione con un incremento della densità provocato per poter intervenire con il prelievo venatorio. Tali interventi interessano marginalmente l’isolotto. Negli anni Trenta questo fu preso in affitto da un pastore di Buddusò, il signor Sistu. Si praticava allora una pastorizia ben più avventurosa rispetto a quella attuale: non si trattava infatti si una semplice pratica del pascolo estensivo, bensì di lunghe transumanze che vedevano i pastori attraversare in lungo e in largo tutta la Gallura. Il signor Sistu da Buddusò raggiungeva le campagne di Santa Teresa di Gallura oppure il magro pascolo costiero di Golfo degli aranci che in primavera era comunque apprezzabile. In particolare egli fruttava anche l’isolotto traghettandovi un gregge che vi permaneva per tutta la primavera fino all’inizio dell’estate.

 

Muflone

Muflone

L’alimentazione offerta era ritenuta buona, sufficiente sia ai mufloni che alle pecore. Questi due generi di ovini vivevano a stretto contatto fra loro data la limitata estensione dell’areale. I mufloni mantenevano comunque una spiccata diffidenza verso l’uomo. Secondo alcune testimonianze il loro numero, negli anni trenta, ammontava a 20/25 capi e le condizioni sanitarie erano ottimali: non è mai stata segnalata nessuna malattia degna di nota. Qualche capo venne abbattuto a scopo alimentare. Per quanto riguarda gli inconvenienti dell’interazione tra pecore e mufloni, il territorio di Capo Figari, data la sua estensione (circa 458 ettari) non destava preoccupazione. Il proprietario di questi terreni, il signor tamponi si preoccupava invece del fatto che gli ovini domestici si potessero accoppiare con i mufloni di Figarolo. Per questo motivo vi venivano traghettate colo le femmine impuberi e qualche maschio. Questa precauzione non evitò comunque l’incidente. Raccontava il signor Sale, allevatore, allora alle dipendenze del signor Tamponi, che quando il Sistu lasciò l’isolotto nel 1933, non ebbe la pazienza di recuperare una pecora particolarmente restia a farsi cacciare sul barcone. Negli anni successivi, quando egli si serviva dell’isolotto per farvi pascolare le capre, vedeva questa pecora perfettamente integrata con i mufloni e ormai del tutto inselvatichita. Essa morì sull’isolotto. Relativa agli anni Quaranta abbiamo poi la descrizione di alcuni mufloni che presentavano chiazze bianche anomale sul mantello. La loro estensione era maggiore nelle femmine rispetto ai maschi, interessando il collo.


Il comportamento dei mufloni di Figarolo di fronte al pericolo

Le reazioni a situazioni di pericolo sono tra le più facili da osservare e pur presentando una notevole varietà possono essere ricondotte a tre azioni fondamentali: il sibilo d’allarme, l’ispezione della fonte di pericolo e la fuga. Queste azioni possono essere variamente connesse fra loro a seconda della situazione. inoltre ad esse si possono aggiungere gesti di minaccia quali le oscillazioni del capo in senso verticale o il battere gli zoccoli anteriori verso il suolo. La gravità o l’importanza del pericolo aumentano: Al diminuire la distanza tra il muflone e il pericolo; quando alla vista del pericolo si associano stimoli acustici; con il movimento, in quanto se rimaniamo completamente immobili riusciamo ad osservarli a breve distanza (minimo 50 metri) anche per 10-15 minuti, ma il lieve movimento di una mano li fa fuggire; se ci trova in spazi aperti; qualora il pericolo ostacoli il loro tragitto (durante lo spostamento del branco se ci troviamo dietro di loro spesso accelerano l’andatura senza emettere neppure il sibilo d’allarme; ostacolandogli il percorso invece hanno spesso una reazione di “panico”); in presenza di femmine con piccoli; allorché non si identifica sufficientemente la posizione del pericolo; in quest’ultimo caso dopo una breve fuga per raggiungere una posizione che permetta loro di identificare il pericolo, si fermano e, se non riescono ad individuare la fonte, dopo qualche secondo si allontanano; quando si accertano dell’entità della minaccia sostano invece immobili, in osservazione, per un certo periodo di tempo (in alcuni casi anche per 15 minuti). Al contrario le reazioni di allarme e fuga sono visibilmente più attenuate: allorché si tratti di maschi anziani; in caso di abitudine (la luce del faro, il rumore dei natanti ecc,); in tutti questi casi in cui la loro percezione sia ostacolata (di notte, col sole di fronte, col vento a favore, in caso di debilitazione); se ci si avvicina dal mare con un’imbarcazione (meglio se a remi).

 

Cucciolo di muflone

Cucciolo di muflone

In questo caso i mufloni mostrano un certo disagio e pur proseguendo nelle loro occupazioni sorvegliano l’intruso; qualora questo passi dalla barca alla terra ferma lo stato di allarme si aggrava e qualche femmina può emettere il sibilo d’allarme anche se non si manifesta un avvicinamento effettivo. Quando si sentono minacciati i mufloni emettono un soffio nasale che possiamo definire “sibilo d’allarme”. Questo sibilo ha un significato di avvertimento per i conspecifici e dunque è finalizzato alla comunicazione. Il sibilo dall’arme viene emesso, in ordine di frequenza decrescente: dalle femmine con redo (massima diffidenza e prudenza); dalle femmine senza redo; dai soggetti ambo i sensi adulti. Infatti prima dei sei mesi i mufloni non emettono il sibilo d’allarme e in caso di pericolo si limitano ad una sorta di belato dopodiché si avvicinano alla madre/leader e aspettano che sia questa eventualmente a guidare la fuga. Essa comunque ignora il piccolo finché non si rende conto personalmente del pericolo. Il sibilo d’allarme viene emesso allorché il pericolo sia ben identificato, a distanza di sicurezza violata e sopra tutto in luogo aperto. in questa situazione può accadere che il muflone prima scappi in modo improvvisato ed in una direzione a caso, poi si fermi e solo allora emetta il sibilo d’allarme ad una distanza già più sicura, quindi riprenda la fuga questa volta in una direzione scelta, Certa volte la nuova direzione contrasta con la prima. Se si verifica una scissione del branco capita che i mufloni rimasti senza femmina leader pur di poterla raggiungere siano disposti a retrocedere o ad avvicinarsi rischiosamente al pericolo.

Composizione dei branchi

Rapporti sociali

Piccolo branco di mufloni

Piccolo branco di mufloni

Possiamo riunire i mufloni di Figarolo in due branchi principali che si presentano come associazioni dinamiche, con varianti stagionali, in continua evoluzione. In primavera ho osservato un branco maggiore che raggiunge in media i 12 capi e uno minore con restanti mufloni. Il branco maggiore è costituito da: le femmine con i nuovi nati che si presentano come un gruppetto distinto spesso a stretto contatto tra loro; i giovani maschi e le femmine dell’anno precedente che, nel caso le relative madri abbiano partorito, hanno allentato i legami con esse e le seguono un pò in disparte; i giovani maschi fino ai 3 anni che seguono le femmine standosene ancora più in disparte e, infine, qualche maschio adulto che, pur facendo parte di questo branco, a volte se ne allontana da solo o con qualche altro maschio adulto. Nei suoi spostamenti, per esempio al mattino quando si reca al pascolo, questo branco mantiene l’ordine nel quale l’ho descritto. Una femmina anziana ne è la guida. I maschi giovani stanno in coda, un pò in disparte, e i maschi adulti seguono con un ritardo anche di un’ora. Il branco minore è costituito di solito da 9 capi. Anche in questo branco il nucleo è formato da piccoli e femmine, fra le quali una è leader. I maschi sono in numero variabile. Questo branco non si mescola al precedente; può essere osservato però nelle sue vicinanze per causali scelte di pascolo o nell’assemblamento serale verso le ore 18 e in seguito all’abbeverata per recarsi nelle aree di pascolo e di ruminazione.

Durante il pascolo i mufloni si sparpagliano per gruppi sociali a volte con distanza tra loro di 50 metri. Tali gruppi sociali sono costituiti da una femmina con redo e il giovane della gravidanza precedente. L’ultimo nato si tiene sempre a stretto contatto con la madre mentre il penultimo nato la segue in disparte. Maschi giovani e maschi adulti pascolano in disparte. Sembra che ogni muflone abbia una conoscenza precisa della posizione dei coospecifici. E’ In caso di fuga infatti, se non sono ostacolati, vanno tutti in direzione della femmina dominante o del grosso branco anche se sono isolati e non la vedono. Per spiegare il perchè sia la femmina anziana a guidare il branco possiamo rifarci all’abitudine dei piccoli di seguire la madre, cioè all'”imprinting” del mufloncino. Col passare degli anni esso tende sempre a seguire la madre ma a una distanza maggiore sia perchè questa dopo il nuovo parto lo allontana, sia per motivi di competizione alimentare cosa che non riguarda il mufloncino lattante. La madre a sua volta avrà  la tendenza a seguire la madre propria o, se questa fosse morta, il gruppo maggiore che è costituito dalla più anziana femmina con maggiore discendenza e quindi maggiore seguito. Divenuta la più anziana, essa non seguirà nessuna perchè non avrà  nessun predecessore femmina, ma saranno gli altri a seguirla. Se però dovesse avere una femmina coetanea con maggiore discendenza e quindi con più seguito, essa avrà  una forte tendenza ad aggregarsi a questo gruppo. Infatti oltre al fattore “imprinting” del piccolo sulla madre, è valido anche quello di “protezione del gruppo”. Per questo motivo nella fuga ma anche negli spostamenti il gruppo maggiore offre una notevole attrazione. Ciò non contrasta col punto precedente in quanto il gruppo maggiore sta sempre con la “femmina guida”. A sua volta il fattore “protezione del gruppo” contrasta con quello “competizione alimentare”. Questa interpretazione può spiegare perchè il branco si sciolga durante il pascolo, quando prevale la competizione alimentare, e si riunisca negli spostamenti, quando prevale la ricerca di protezione e di una guida. Si è osservato inoltre come in primavera i branchi siano sempre più compatti che d’estate e ciò è dovuto al fatto che in tale periodo la vegetazione rende meno problematica la competizione alimentare e quindi e coordinazione del branco. Inoltre i mufloni di Figarolo dividendosi in due branchi principali si spartiscono l’isola pascolando in zone diverse e riducendo così la competizione alimentare.

Questi due motivi sono strettamente associati; infatti è una delle due femmine guida che sceglie l’area di pascolo e di sicuro non la sceglie se è già occupata, sovraffollata o utilizzata di recente. Non può capitare che sia una maschio a guidare il branco perchè non esiste un “imprinting” sul padre. I maschi tendono a seguire una femmina anche a prescindere dal grado di parentela. Quando i maschi si trovano in un branco a se, senza femmine, prevale il fattore “gruppo come protezione” ossia si segue la maggioranza. Infatti gli spostamenti dei gruppi di soli maschi sono meno ordinati, più irregolari e sciolti, spesso si frammentano in gruppi più piccoli (2 capi).

Piccolo branco di mufloni

Piccolo branco di mufloni

Il maschio che sta in testa al gruppo durante gli spostamenti spesso cambia ed in caso di fuga gli animali si separano per ricongiungersi successivamente in tempi più o meno brevi. Nell’ambito dei gruppi di maschi, in seguito a delle zuffe, si instaura una gerarchia che tuttavia non sembra però avere mansioni di guida. La supremazia si estrinsecherebbe nell’accesso a fonti alimentari senza concorrenti, e nell’accesso alle femmine anche qui senza concorrenti. Resta da spiegare cosa spinga i maschi giovani a distaccarsi dalle femmine e fare gruppo con i maschi adulti (probabilmente questo distacco avviene per opera dei maschi adulti che nel periodo degli accoppiamenti allontanano i maschi giovani dalle femmine). Ritornando alle variazioni dei branchi di Figarolo, si nota che dal mese di giugno i maschi adulti formano un gruppo compatto di 4 capi e conducono vita isolata dagli altri. I restanti due branchi d’estate appaiono più sciolti soprattutto nelle ore diurne. Spesso infatti è possibile osservare una femmina con redo isolati. ancora più frequente è il riscontro di un singolo maschio isolato. Solo durante l’abbeverata e negli spostamenti che la precedono e che la seguono si osserva una ristabilità  coesione. Si rivedono allora il branco principale, quello meno numeroso e il gruppo di maschi.

Muflone in vedetta

Muflone in vedetta

A volte durante l’abbeverata, casualmente, tutti i mufloni di Figarolo si ritrovano contemporaneamente ad occupare la stessa area. Ciononostante i branchi si mantengono separati. In autunno i maschi adulti rientrano nei branchi, ossia scompare il branco dei maschi adulti e ci ritroviamo con i soli due branchi principali, ben osservabili, come al solito, durante gli spostamenti. All’interno dei branchi troviamo i gruppi sociali spesso con aggiunto un maschi adulto. Quest’ultimo segue e corteggia le femmine che sono ancora seguite dal redo nato in primavera. E’ possibile osservare per alcuni giorni gruppi fissi separati dal branco, costituiti da femmine più redo di sei mesi e un maschio adulto al seguito. Nei mesi invernali i maschi adulti riprendono la tendenza a separarsi come gruppo a sé ma si nota che essi entrano ed escono spesso dai branchi con le femmine. I maschi giovani seguono sempre le femmine come al solito restano un pò in disparte. Il branco ha un aspetto slegato quasi come d’estate. Questa situazione cambia l’avvicinarsi della primavera, quando iniziamo a osservare femmine isolate e gravide che abbandonano temporaneamente il branco di quale, rispetto a quello invernale, si presenta più compatto.


La peculiarità  fenotipica dei mufloni di Figarolo

Per il mantello anomalo sette mufloni di Figarolo si differenziano nettamente dai mufloni a fenotipo tipico di questa specie. Essi vengono qui di seguito descritti:

  • Maschio di 10 anni circa presenta: una lista bianca che va dal labbro superiore fino al sincipite, diffondendosi aboralmente alla regione nasale e interessando tutta la testa eccettuate le guance che si presentano di colore grigio. La regione della gola è bianca. La corporatura è leggermente più robusta rispetto ai maschi adulti dell’isolotto. Sul resto del corpo il manto invernale così come quello estivo sono regolari. La stria nera sulla faccia laterale degli arti posteriori raggiunge il modello.
  • Maschio di 6/7 anni presenta la testa completamente bianca tranne una chiazza scura rotondeggiante, del diametro di 5 cm circa, sulla guancia destra, oralmente all’occhio, e un’altra chiazza un pò più grande della precedente, di color aguti, ventralmente all’occhio destro. Il bianco della testa si estende all’attaccatura del collo e sul lato ventrale di questo formando un triangolo isoscele col vertice che raggiunge il petto. Il manto invernale è di colore regolare in tutto il corpo; la sella bianca inizia a risaltare in anticipo rispetto agli altri mufloni. Il manto estivo è più chiaro rispetto agli altri maschi adulti. La stria nera sulla faccia laterale negli arti posteriori si arresta al garretti.
  • Femmina presunta di 8 anni; presenta la testa completamente bianca ad eccezione della guancia sinistra. Sulla fronte spunta un abbozzo di corna di 2 cm circa. Il lato sinistro del tronco presenta pezzature di colore bianco e di forma irregolare in numero di quattro circa. Il lato destro presenta piccole chiazze bianche poco evidenti numero di tre circa. Il colore del restante mantello normale. La mole è massiccia e si distingue per corpulenza dalle altre femmine che si presentano in diverso grado meno robuste. 4 e 5) Due femmine appena avvistate di recente che presentano una il lato sinistro del tronco chiazzato di bianco, l’altra il lato destro con qualche piccola macchia bianca. 6-7) Si trattava di una femmina di 2 anni circa che presentava la testa con una lunga lista bianca dal labbro superiore al sincipite. La mole era normale e così pure il resto del mantello.
    Essa partorì un maschio nella primavera del 92 il quale presentava la testa con le stesse caratteristiche cromatiche della madre e il resto del corpo più scuro. Entrambi si presentavano in pessimo stato di nutrizione nell’estate del 92. Non sono stati più avvistati. Questi mufloni rappresentano l’esito dell’ibridazione con la pecora domestica. I restanti mufloni hanno caratteristiche tipiche della razza. Alcune femmine presentano la fronte grigia e un abbozzo di corna di 2 cm circa. La colorazione del mantello nei capi normali, tenuto conto anche delle variazioni stagionali, è soggetta, come del resto in ogni popolazione, a piccole variazioni individuali.
    Per quanto riguarda la muta, essa inizia già a metà febbraio nei casi più precoci, e a metà marzo nella maggior parte dei casi. Si completa nell’arco di due mesi circa. A metà maggio tutti i mufloni presentano il manto estivo, più chiaro e a pelo raso, lucido a primavera, opaco in estate. Ciò è stato notato già da metà aprile. I primi ciuffi di pelo invernale che si perdono sono quelli del fianco e della spalla. Gli ultimi ciuffi di pelo invernale li ho osservati nella regione della natica in una femmina in data 24 maggio. La progressione delle fasi della muta è variabile nei singoli soggetti: per esempio il maschio ha mantello anomalo descritto al n° 2 si presenta a fine aprile col manto estivo ad eccezione del garrese e del collo che hanno ancora il pelo invernale. Il manto comincia ad infoltirsi già a metà settembre.
    A ottobre nei maschi adulti inizia a risaltare la sella bianca e un mese dopo essa spicca ben marcata su un manto scuro. Il maschio ha mantello anomalo descritto al n° 2 presenta la sella bianca in anticipo rispetto agli altri maschi. La femmina presenta gli stessi colori del maschio con una leggera tendenza però ha colori più tenui. Tutti i mufloni adulti mostrano una “riga mulina” di solito più marcata nei maschi, che contrasta sul chiaro mantello estivo. Essa si estende dall’occipitale fino alla regione lombare allargandosi a forma di losanga in corrispondenza del garrese. Da ambo i lati i maschi adulti presentano una stria nera che delimita le regioni ventrali bianche del tronco e che si estende dall’olecrano al garretto, bordando volarmente gli arti posteriori. Questa stria nera raggiunge a volte l’estremità distale del metatarso nella sua faccia laterale. Più precisamente si ferma al garretto nel maschio al mantello anomalo di 6-7 anni (n° 2) mentre raggiunge il nodello del maschio a mantello anomalo di 10 anni (n° 1); nei mufloni della riserva di Capo Figari si ferma al garretto.
    Sempre nei maschi adulti osserviamo una banda nera che origina nella regione della gola, lasciando al centro di essa una piccola area chiara, triangolare, col vertice rivolto in basso, e si estende al petto ove si allarga per poi proseguire con una stria nera sul lato dorso laterale degli arti anteriori fino al carpo. Questa ultima caratteristica è assente o meno marcata nelle femmine adulte. La “sella bianca” di tutti i maschi adulti non risulta evidente nel manto estivo. Per quanto riguarda i giovani, essi assumono le sopradescritte caratteristiche gradatamente all’approssimarsi dei 3 anni e mezzo di età , epoca nella quale hanno acquisito l’aspetto completo da adulto. Concludendo il discorso sul fenotipo riportiamo di seguito alcuni dati riguardanti due maschi con mantello normale catturati sull’isolotto (tabella).
    Le analisi elettroforetiche (isoelettrofocalizzazione) per la evidenziazione dell’omoglobina condotte sui campioni di emolisato dei due mufloni di Figarolo, confrontati con un soggetto controllo, una pecora domestica e un ibrido, hanno permesso di stabilire che i soggetti presentano in omozigosi il fenotipo emoglobinico (HbB) descritto già in precedenza per il muflone (Naitana e coll., 1990). Allo stesso modo anche il livello del potassio intraeritrocitario, parametro da noi (Naitana e coll., 1988) descritto in precedenza nel muflone (HK), è risultato nella media ). Limitamente a questi due parametri (emoglobina e potassio intraeritrocitario) che risultano particolarmente distintivi fra il muflone, pecora ed eventuale ibrido, i dati indicato chiaramente l’appartenenza dei due soggetti al gruppo dei mufloni “puri”. D’altronde le caratteristiche morfologiche dei soggetti catturati risultavano simili al muflone. In futuro potrebbe risultare certamente interessante il confronto di questi parametri fra soggetti con mantello, “anomalo” e soggetti “puri”.

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