La Stampa

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LA STAMPA del 15 Settembre 1911 – ALLE GRANDI MANOVRE NAVALI – Golfo Aranci, 14, notte. Uno scirocco umido e greve è succeduto alla calma degli scorsi giorni, e la salita al semaforo di capo Figari, che sorge vestito della sua scacchiera discolore sul promontorio dominante la rada e l’arcipelago, fa tornare in mente una reminiscenza delle penose arrampicate sulle colline d’Ancale, dietro Assab, nere e sterili avanguardie del deserto. Eccoci finalmente giunti. L’anacoreta del dovere, il sottufficiale semaforista, mi è venuto gentilmente incontro ed ora mi fa gli onori del suo minuscolo regno: una cameretta veramente monacale, una minuscola cucina, un’altra piccolissima stanza dove ticchetta l’apparato del telegrafo e la terrazza dove sorgono le antenne delle segnalazioni. Un marinaio è in grandi faccende per combinare le bandiere multicolori a gruppi di due, di tre, di quattro per legarle alla sagoma, issarle ed abbandonarle alla violenza del tempo. Si conversa con un cacciatorpediniere che sembra essersi staccato dalla folla delle navi apparentemente immobili sulla linea dell’orizzonte, intento allo svolgimento della tattica fissata dal programma di ieri. “il dispaccio la riguarda” mi dice il sottufficiale “alle 13 una torpediniera verrà alla banchina di Golfo degli Aranci per imbarcarla e condurla ad assisterla al tiro collettivo delle artiglierie di una intera divisione della squadra”. Ho il tempo, dunque, di ubbriacarmi di vento, di sole e di immensità, cose tutte, penserete voi che hanno una relazione assai problematica colla manovra che si svolge laggiù, al limite del mare ammantato di bianco. A mia giustificazione, vi dirò subito che non vi è nulla di più monotono della tattica navale: è un complesso movimenti, un procedere secondo criteri dinanzi ai quali il profano non distingue che l’avvicinarsi delle due squadre in speciale formazione che si flagellano secondo le influenze del tiro, ed un incrocio di linee di rilevamento, di rote, di inclinazioni: un lavoro muto e scolorito i dettagli del quale si perdono nell’astrusità del più arido tecnicismo.

Le Manovre Navali

Le Manovre Navali

Adesso le due divisioni si distinguono appena: si sono allontanate ancora: il fumo delle ciminiere le nasconde entro una nube sul mare, dalla quale dopo lungo attendere le note sagome sortono. Alfine, avvicinandosi, lo spazio tra le due squadre è libero di siluranti, armi della notte e dell’insidia; lo spazio è libero di tutte le forme che non allungano dalle torri corazzate cannoni della demolizione. E’ il simulacro della battaglia che si delinea, della battaglia che scarta dalla prova tutti i numerosi ausili che noi chiamiamo navi, ma che non sono infine che delle tenui cose che non possono affrontare i formidabili mezzi della divisione. E anche quelle navi e quei due gruppi di navi che io seguo di qui sono oramai tenui cose: anch’esse, che stanno per rinunciare ed entrare nella lizza suprema e che Io dovranno necessariamente, quando una nave sola, portante sulla sua coperta dodici cannoni da 305, dodici mostri racchiudenti in sé la forza di tutta la flotta di ieri, si presenta a disputare loro il dominio del mare. Fate un piccolo calcolo; contate i 305 che noi abbiamo disponibili per vincere la battaglia dell’oggi sulle navi che l’abitudine delle iperboli fa chiamare ancora potenti: quattro della Margherita e quattro della Brin che fanno otto, ed otto dei quattro tipi Vittorio Emanuele: totale 16. Una dreadnought ne ha 12. Convenite che non è esagerato dare ad una di codeste navi il valore di una squadra e soprattutto convenite che si comprende come chi guida queste vecchie squadre sia tratto a dare ad esse non il loro significato, non la loro potenza, ma quella delle sorelle maggiori ardentemente attese. Così, infatti, si fa sulle navi; così, infatti, fa la marina nelle sue esercitazioni, supponendo che sulle coperte libere girino rapidissime le torri dei 305 di là da venire invece di quello che effettivamente vi sono e delle altra dei cannoni minori. La tattica laggiù, sull’estremo orizzonte, dev’essere finita: qualche sordo colpo manda la sua eco sin quassù, significando l’entrata nelle zone del combattimento efficace. Sotto la terra della desolazione il segno del recente trionfa tutto all’ingiro, dalla Tavolara al Capo Ferro, e più in là, al Capo’ d’Orso, e più lontano ancora all’arcipelago e alle montagne galluresi e corse. La terra ha

Reali D'Italia

Reali D’Italia

una significazione di così intenso abbandono, che par sorgere soltanto per compiacersi di elevare contrasti di scogli e barriere di nudi monti alle violenze instancabili del mare e del vento. La tattica è ultimata. Le due divisioni in linea spiegata, fiancheggiate dalle siluranti, volgono le prore al Golfo degli Aranci. La Brin, recante a bordo il Re, invece, si dirige sotto al nostro promontorio. D’un tratto una squadriglia di cacciatorpediniere si distacca dalla squadra e vira rapidissima vero la Brin: vengono a lanciare i siluri contro la carena della nave reale. Lo scirocco s’impenna, li fa rullare, mostrare al sole le lunghe ciglia verdi, procedere in una follia veloce e spumeggiante. Viste di quassù, sembrano preda del mare che tutti li copre a tratti; ma dal mare essi sortono a balzi con tutta la violenza dei seimila cavalli di forza di ciascuna delle loro macchine. Ecco, sono in linea di fila a 700 metri sul fianco della Brin. Quattro brevi urli eccessivi, quattro siluri scoccati, lanciati dalle tolde in mare. Avranno colpito ? Lo capirò più tardi. La grande Brin lascia anch’essa i nostri paraggi: segue la squadra scomparsa dietro la Tavolara. I cacciatorpediniere tornano indietro: vanno alla ricerca delle preziose e costose armi lanciate, dei loro siluri galleggianti, sotto le grigie pareti della roccia che distende la sua ombra sul mare.

DI ARNALDO CIPOLLA

A cura di Massimo Velati

Servizio traghetti a cura di Traghettilines

CLICCATE SUL LINK PER VEDERE QUESTO RARISSIMO VIDEO, E AL MINUTO 5.28 SORPRESA!!! – Manovre navali italiane anno: 1908 – Queste manovre si sono svolte tra l’isola della Sardegna più precisamente a Golfo Aranci, dove il nemico aveva collocato la base delle sue operazioni e Genova, che è stata bombardata. Si vede poi una nave distrutta da una torpedine: si assiste alla posa in acqua della torpedine, che poi traccia il suo solco tra le onde del mare per colpire un naviglio. La torpedine esplode, la nave è colpita e affonda tra le onde.

http://cinestore.cinetecadibologna.it/video/dettaglio/3548